Il mondo visto con gli occhi delle api

Ore 17:00, il tè della Regina

Regina o schiava delle sue operaie?

Ieri il termometro è arrivato di nuovo a 30 gradi. Li raggiunse per la prima volta nell’agosto del 2000, ma mai così presto, a maggio, come quest’anno. Nel 2018, sempre ad agosto, toccò anche la cifra record dei 40°C, nonostante ci troviamo in montagna, a 1000 metri. Così, per tentare di sfuggire alla canicola, parafrasando il titolo di un celebre film, “sotto la tuta, (quasi) niente”, alle 17:00 scendo in apiario. Sollevato il coperchio, dopo solo uno sbuffo di fumo, estraggo delicatamente il primo telaino di sinistra, dalla parte dell’alba, che come da manuale, essendo il più esterno, adesso è quasi completamente colmo di miele. 

Me l’aspettavo, Alpina, perfetta Regina Ligustica, è proprio lì, dove in genere non dovrebbe essere, è più facile trovarla sui telaini di covata posti al centro, mentre ispeziona le cellette per deporvi le uova accompagnata dalle sue ancelle. Ma qui, stavolta è sola e si muove lentamente. Non è più un caso, una coincidenza, se nelle visite effettuate a quest’ora, ne ho rinvenute altre sempre sul telaino di scorta più distante dal sole.  

Penso che la Regina sia impegnata nella deposizione durante la notte e la mattinata, e che nel pomeriggio, per ritemprarsi dallo sforzo si ritiri in un angolino più fresco per concedersi un momento di riposo tutto per sé con un corroborante cicchetto a base di miele, giusto per sfatare di colpo un paio di tabù, ossia, che le Regine si nutrano solo e soltanto di pappa reale e che non siano affatto capaci di alimentarsi da sole. Per me trovarla lì, a ribadire il suo ruolo di operaia tra le operaie, suscita comunque ancora una volta un’immagine di regale grandezza. 

“ La regina non è la regina dell’alveare nel senso normalmente inteso: essa non dà ordini, ma si sottomette allo spirito che regna nell’alveare”, afferma testualmente Maeterlink, infatti il concetto di Ape Regina è completamente da ribaltare. Siamo stati noi umani a conferirle il titolo regale, ignorando invece, quanto sia la più laboriosa delle operaie, operaia tra le operaie, e forse, addirittura schiava delle sue operaie.

Piegandosi allo Spirito dell’Alveare, per il bene della famiglia, accetta compiti ed incarichi pesanti. In un momento di grande attività come questo, essa è capace di deporre anche 2000 uova al giorno. Volendo tentare un paragone, è come se noi umani partorissimo una ventina di neonati ogni giorno. Allontanandosi poi dalla covata per spostarsi in periferia, impone anche il suo feromone, il feromone reale, a tutte quelle operaie, le bottinatrici, che potrebbero “sfuggire” al suo controllo. Sia per rassicurarle, evitando che si sentano trascurate, addirittura orfane e inizino ad approntare celle reali, sia per mantenerle sterili, incapaci di produrre uova, compito che spetta a lei e a lei soltanto.  

Termino la visita con rinnovato entusiasmo e questo magnifico regalo, un’altra piccola sorpresa nella conoscenza di questi straordinari compagni di viaggio.